Siamo sicuri che la scuola superiore s’appresti alla rivoluzione dei corsi? Il nostro sistema dell’istruzione è talmente mal messo, i suoi risultati sono così miseri, che qualsiasi novità è venduta e scambiata come palingenesi, il che serve solo ad alimentare la successiva delusione. Inoltre, come se non bastasse, ha preso piede anche l’ideologia dell’antideologia, per cui, dopo i cascami incolti dell’egualitarismo sessantottino, va di moda la meritocrazia a chiacchiere. Credo, invece, che senza estirpare un paio di malepiante, non si vada da nessuna parte.
In questi giorni si è fatto un gran parlare della “riforma Gelmini”. Si tratta, in realtà, di regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri, in attuazione di leggi esistenti. Importanti, certo, ma non epocali. Si mette ordine nella ripartizione delle materie, nella definizione e specificità degli istituti tecnici e professionali, nell’orario scolastico. Cose buone e giuste, ma non esattamente la nascita di un nuovo sistema. Per il resto, invece, le cose restano come stanno, a cominciare dalla dequalificazione degli studi.
Ci siamo arrivati, a questo punto, partendo dall’idea che la scuola sarebbe stata più bella e democratica se avesse dato a tutti la stessa cosa, salvo accorgersi che il punto di caduta era l’ignoranza equidistribuita. Si sono demoliti gli istituti professionali, in omaggio alla cultura da aprirsi a tutti, riuscendo così a privare molti della sapienza del fare (e, oltre tutto, non sta scritto da nessuna parte che sia inconciliabile con la cultura letteraria, artistica o musicale). Abbiamo tolto ai professori il loro ruolo sociale, costringendoli ad amministrare un gregge da portare compatto al compimento degli studi, non più coincidente con l’acquisizione di conoscenze, abbiamo, così, creato un ambiente adatto per quanti salgono in cattedra per prendere uno stipendio, in attesa di percepire la pensione, e inadatto a chi abbia passione e vocazione per l’insegnamento. La società tutta s’è prestata a questa degradazione, facendosi rappresentare da genitori che un tempo erano il potenziamento della severità dei docenti, mentre ora sono, per la gran parte, i sindacalisti dei propri figli, sempre più viziati e familisticamente protetti. Contro tutto questo dovrebbero ribellarsi i giovani, la cui testa sarà il trofeo polveroso di tanta dissipazione culturale ed economica, mentre, invece, le pantere e le onde si levano solo allorquando taluno pretende mettere mano alla realtà per cambiarla. Sono colpevoli, questi ragazzi, perché complici dei loro peggiori professori.
Ho letto le reazioni ai nuovi regolamenti, sempre le solite: sono solo tagli, diminuiscono le ore d’insegnamento, è un attacco all’istruzione pubblica. Magari, ci fosse bisogno d’attaccarla! La realtà è fotografata in pochi numeri, aprite gli occhi: nella scuola primaria le ore annue d’insegnamento, in Italia, sono 990, la media Ocse è 796; nella secondaria inferiore i due numeri sono 1.089 e 933; in quella superiore 1.089 e 971. Veniamo al numero di docenti ogni 100 studenti: nella primaria italiana sono 9,4, la media Ocse è 6,2; nella secondaria inferiore 9,7 e 7,5; in quella superiore 9,1 e 8. Quindi, abbiamo più ore d’insegnamento e più docenti della media Ocse, ma risultati largamente inferiori, accertati dai test Pisa, che ogni anno ci umiliano. Secondo voi, come si fa ad ottenere un risultato simile se non mettendo nel conto ore inutili e docenti incapaci? Ecco, le proteste, invece, sono tutte indirizzate a conservarci entrambe, quali beni preziosi.
E’ vero, invece, che per l’istruzione spendiamo meno della media Ocse: il 3,3% del prodotto interno lordo, contro il 3,8. Spendiamo meno, ma abbiamo più personale che lavora, e ciò significa che usiamo i soldi quasi esclusivamente per la spesa corrente, con tanti saluti all’innovazione e alla ricerca. Ma basta toccare questa situazione che subito salta il sindacato, e appresso a quello si muovono i cortei degli studenti, che manifestano contro se stessi. E siccome non lo capiscono, ciò non depone a favore della loro lucidità.
I conti relativi all’università li faremo un’altra volta, per adesso bastino due numeri, a illustrare il fallimento del mito egualitario: nel 2003 si iscriveva all’università il 56,5% dei diciannovenni e il 74,4 dei diplomati; nel 2009 i primi affluiscono per il 47,4 e i secondi per il 59,1. Il titolo di questo film dovrebbe essere: 2010, fuga dall’università. Ma non perché difficile e selettiva, bensì perché inutile. Non si torna all’università classista, si galleggia in quella declassata.
Dubito che i regolamenti possano porre argine a questo straripare di fallimenti. Il salto di qualità lo si farà imboccando tre strade: a. l’abolizione del valore legale del titolo di studio; b. la trasparenza statistica sui risultati formativi, seguendo gli studenti nella loro vita lavorativa e professionale; c. fine del finanziamento uguale per tutti. Ciascuno di noi può studiare, per tutta la vita, al fine di coltivare l’animo. Ma gli studi istituzionalmente organizzati devono servire a conquistare una vita migliore e un livello di reddito superiore, devono essere meritocratici e selettivi, a cominciare dalle persone che stanno in cattedra. Questa sì, che è una rivoluzione. Che non vedo, però, all’orizzonte.
mercoledì 10 febbraio 2010
lunedì 8 febbraio 2010
La moglie, il figlio, la zia e il nipote di Di Pietro dicono no al familismo nell'Idv. Lodovico Festa
“A mezzogiorno di domani i cinque figli di Silvio Berlusconi sono attesi a Villa San Martino” Dice Angela Frenda sul Corriere della Sera (8 febbraio) Menù: Mediaset in umido, Mondadori scottadito, Endemol all’amatriciana, Medusa ai ferri, Mediolanum impanata e fritta.
“Abbiamo votato una mozione sul rifiuto del familismo come principio” Dice Pancho Pardi al Corriere della Sera (8 febbraio) E la mozione è stata votata compattamente da tutto il gruppo dirigente dell’Idv: la moglie, la morosa, il figlio, la morosa del figlio, il cognato, il marito della morosa di Di Pietro.
“Intanto mettiamoci d’accordo su questa storia dell’antiberlusconismo. Hanno ridotto a una caricatura l’opposizione dell’Italia dei valori” Dice Susanna Mazzoleni alla Repubblica (8 febbraio) Secondo la Mazzoleni l’opposizione dipietrista sarebbe pensosa e ricca di contenuti: ci vuole proprio l’amore di una moglie per trasformare un rutto in una poesia.
“Lascerei la politica solo per la Juve” Dice Walter Veltroni alla Repubblica (8 febbraio) In effetti il povero Ciro Ferrara è uno dei pochi che in tempi così stretti abbia fatto peggio di Walter.(l'Occidentale)
“Abbiamo votato una mozione sul rifiuto del familismo come principio” Dice Pancho Pardi al Corriere della Sera (8 febbraio) E la mozione è stata votata compattamente da tutto il gruppo dirigente dell’Idv: la moglie, la morosa, il figlio, la morosa del figlio, il cognato, il marito della morosa di Di Pietro.
“Intanto mettiamoci d’accordo su questa storia dell’antiberlusconismo. Hanno ridotto a una caricatura l’opposizione dell’Italia dei valori” Dice Susanna Mazzoleni alla Repubblica (8 febbraio) Secondo la Mazzoleni l’opposizione dipietrista sarebbe pensosa e ricca di contenuti: ci vuole proprio l’amore di una moglie per trasformare un rutto in una poesia.
“Lascerei la politica solo per la Juve” Dice Walter Veltroni alla Repubblica (8 febbraio) In effetti il povero Ciro Ferrara è uno dei pochi che in tempi così stretti abbia fatto peggio di Walter.(l'Occidentale)
giovedì 4 febbraio 2010
Morgan e l'elogio dell'ipocrisia. Michele Brambilla
Ipocrisia. Tutti coloro che hanno contestato l’esclusione di Morgan da Sanremo hanno fatto ricorso a questo vocabolo-totem, uno dei più gettonati per ridurre al silenzio chiunque si azzardi a evidenziare un comportamento sbagliato (gli altri sono «moralismo» e «perbenismo»). Di «ipocrisia» ha parlato Claudia Mori. Di «ipocrisia proibizionista» i radicali Michele De Lucia e Andrea De Angelis. Di «festival dell’ipocrisia» Mario Adinolfi del Pd.
Di «trionfo dell’ipocrisia» Flavio Arzarello del PdCI. «Escludere Morgan da Sanremo è ipocrisia» è la battuta dettata alle agenzie da Adriana Poli Bortone dell’Udc. «Ipocriti» è poi l’aggettivo più presente nei commenti, quasi tutti versus esclusione, che leggiamo sui siti on line dei maggiori quotidiani italiani.
L’argomentazione di tutti costoro è semplice: si drogano tutti, nel mondo dello spettacolo e perfino in Parlamento, perché prendersela con uno dei pochissimi che ha l’onestà di ammetterlo?
Un’argomentazione dalla logica davvero stringente. Ragionando allo stesso modo, si potrebbe sostenere che, siccome quasi tutti evadono le tasse, è «ipocrisia» punire l’evasore che viene scoperto; siccome ci sono legioni di ladri, sarebbe «ipocrita» arrestare quelli che vengono beccati con le mani nel sacco; lo stesso vale per i dipendenti licenziati perché in ufficio passano più tempo a guardare i siti porno che a lavorare, e così via. Ci pare un «moralismo al contrario», per il quale è sufficiente dire urbi et orbi che si fa una cosa sbagliata per passarla liscia, anzi per guadagnarsi una medaglia.
Ma l’argomentazione appare ancora più debole, per non dire miserevole, se si tiene conto di un particolare non proprio secondario. E cioè: Morgan non ha detto solo che si droga. Ha detto che la droga fa bene. Ne ha esaltato le proprietà terapeutiche. Ecco le sue parole testuali: «Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene».
Se escludere da Sanremo uno che lancia al pubblico messaggi del genere è ipocrisia, viva l’ipocrisia. La quale non è una bella cosa ma, tra i comportamenti umani riprovevoli, è uno dei pochi che possono vantare anche un lato positivo della medaglia. Il lato negativo è appunto l’ostentazione di una rettitudine che non corrisponde alla propria vita. Ma quello positivo sta nel fatto, paradossale quanto volete, che nascondere le proprie malefatte vuol dire anche riconoscere che sono, appunto, malefatte. Qualcuno ieri ha scomodato il Vangelo. Ora, è vero che Gesù annuncia un destino terribile per gli ipocriti; ma dice anche che il peccato più grande è confondere: dire che il bene è male e che il male è bene. E Morgan (non sappiamo quanto consapevolmente: il personaggio induce più alla compassione che al biasimo) questo ha fatto: ha detto che un male - perché la droga è un male - è un bene. E chi accusa di ipocrisia coloro che lo hanno escluso da Sanremo fa, indirettamente, la stessa cosa.
L’ipocrisia, l’occultamento delle proprie miserie, è insomma certamente una finzione tra le più deprecabili. Ma è anche l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Ci si nasconde perché si riconosce che, di quel che si fa, non c’è da menar vanto.
Per questo oggi facciamo qui un elogio dell’ipocrisia. Ben sapendo che ci prenderemo dei «moralisti» e ovviamente anche degli «ipocriti» da coloro che - forse, in qualche caso - parlano pure per difendere stili di vita personali. (E che però, naturalmente, si guarderebbero bene dal mandare i loro bambini su uno scuolabus guidato da un cocainomane. Ipocriti un po’ anche loro, no?). (la Stampa)
Di «trionfo dell’ipocrisia» Flavio Arzarello del PdCI. «Escludere Morgan da Sanremo è ipocrisia» è la battuta dettata alle agenzie da Adriana Poli Bortone dell’Udc. «Ipocriti» è poi l’aggettivo più presente nei commenti, quasi tutti versus esclusione, che leggiamo sui siti on line dei maggiori quotidiani italiani.
L’argomentazione di tutti costoro è semplice: si drogano tutti, nel mondo dello spettacolo e perfino in Parlamento, perché prendersela con uno dei pochissimi che ha l’onestà di ammetterlo?
Un’argomentazione dalla logica davvero stringente. Ragionando allo stesso modo, si potrebbe sostenere che, siccome quasi tutti evadono le tasse, è «ipocrisia» punire l’evasore che viene scoperto; siccome ci sono legioni di ladri, sarebbe «ipocrita» arrestare quelli che vengono beccati con le mani nel sacco; lo stesso vale per i dipendenti licenziati perché in ufficio passano più tempo a guardare i siti porno che a lavorare, e così via. Ci pare un «moralismo al contrario», per il quale è sufficiente dire urbi et orbi che si fa una cosa sbagliata per passarla liscia, anzi per guadagnarsi una medaglia.
Ma l’argomentazione appare ancora più debole, per non dire miserevole, se si tiene conto di un particolare non proprio secondario. E cioè: Morgan non ha detto solo che si droga. Ha detto che la droga fa bene. Ne ha esaltato le proprietà terapeutiche. Ecco le sue parole testuali: «Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene».
Se escludere da Sanremo uno che lancia al pubblico messaggi del genere è ipocrisia, viva l’ipocrisia. La quale non è una bella cosa ma, tra i comportamenti umani riprovevoli, è uno dei pochi che possono vantare anche un lato positivo della medaglia. Il lato negativo è appunto l’ostentazione di una rettitudine che non corrisponde alla propria vita. Ma quello positivo sta nel fatto, paradossale quanto volete, che nascondere le proprie malefatte vuol dire anche riconoscere che sono, appunto, malefatte. Qualcuno ieri ha scomodato il Vangelo. Ora, è vero che Gesù annuncia un destino terribile per gli ipocriti; ma dice anche che il peccato più grande è confondere: dire che il bene è male e che il male è bene. E Morgan (non sappiamo quanto consapevolmente: il personaggio induce più alla compassione che al biasimo) questo ha fatto: ha detto che un male - perché la droga è un male - è un bene. E chi accusa di ipocrisia coloro che lo hanno escluso da Sanremo fa, indirettamente, la stessa cosa.
L’ipocrisia, l’occultamento delle proprie miserie, è insomma certamente una finzione tra le più deprecabili. Ma è anche l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Ci si nasconde perché si riconosce che, di quel che si fa, non c’è da menar vanto.
Per questo oggi facciamo qui un elogio dell’ipocrisia. Ben sapendo che ci prenderemo dei «moralisti» e ovviamente anche degli «ipocriti» da coloro che - forse, in qualche caso - parlano pure per difendere stili di vita personali. (E che però, naturalmente, si guarderebbero bene dal mandare i loro bambini su uno scuolabus guidato da un cocainomane. Ipocriti un po’ anche loro, no?). (la Stampa)
sabato 30 gennaio 2010
I dieci punti del piano straordinario antimafia.
Istituzione di un'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata; un nuovo codice delle leggi antimafia; nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi. Sono queste le principali novita' introdotte dal governo con il Piano straordinario contro le mafie approvato dal Consiglio dei ministri a Reggio Calabria. Il piano e' composto da nove punti che prevedono anche, tra l'altro, una mappa informatica delle organizzazioni criminali, il potenziamento dell'azione antimafia nel settore degli appalti, nuove iniziative sul piano internazionale per contrastare la criminalita' transnazionale. Il piano contempla anche altre norme di contrasto alla criminalita' organizzata come segnale, ha spiegato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa, "del fatto che la lotta a 'ndrangheta, camorra e mafia e' la priorita' del governo".
Il piano del Governo contro le mafie contiene i seguenti punti:
1. agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
2. codice delle leggi antimafia;
3. nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi;
5. nuove misure a sostegno delle vittime del racket e dell'usura;
6. mappa informatica delle organizzazioni criminali;
7. potenziamento dell'azione antimafia nel settore degli appalti;
8. nuove iniziative sul piano internazionale per contrastare la criminalità transnazionale;
9. altre norme di contrasto alla criminalità organizzata;
10. lotta al lavoro nero
Agenzia per la gestione dei benif confiscati sarà in Calabria
L'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata avra' la sua sede principale a Reggio Calabria e sara' il segnale dell'attenzione che il governo intende riservare all'estrema regione peninsulare. "Nei venti mesi di governo Berlusconi - ha sottolineato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - sono stati sequestrati alla criminalita' organizzata oltre 12 mila beni, per un valore di circa 7 miliardi di euro, e confiscati circa tremila beni per un valore di 2 miliardi di euro. A questi - ha proseguito - si aggiungono i beni sequestrati e confiscati negli anni precedenti. L'aggressione ai patrimoni mafiosi e' diventata lo strumento piu efficace di lotta alle mafie e per questo necessita di un nuovo strumento che sia immediatamente operativo". L'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati avra', tra i suoi compiti, quello di procedere al censimento dei beni sequestrati e confiscati ai clan oltre che quello di provvedere alla loro amministrazione, alla custodia e alla destinazione.
Il testo unico dei principali interventi antimafia
L'altro punto qualificante del piano messo a punto dal governo e' stato evidenziato dallo stesso presidente Berlusconi che lo ha indicato nel Testo unico dei principali interventi legislativi antimafia emanati dal 1965 ad oggi. "Si tratta - ha detto Berlusconi - di un provvedimento del quale sentivamo il bisogno e che aiutera' coloro i quali hanno il compito di combattere la criminalita' organizzata a lavorare meglio con strumenti piu' efficaci". Per quanto riguarda i nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha evidenziato l'estensione a tutto il territorio nazionale dei 'Desk interforze provinciali'. "Il sistema - ha detto Maroni - prevede un tavolo Dda-forze di polizia-Dia per integrare le informazioni ed individuare i patrimoni da colpire. Questa organizzazione - ha aggiunto - tiene conto delle specificita' territoriali. L'avevamo gia' adottata in Campania, dove ha funzionato, ed intendiamo estenderla". Il piano del governo prevede anche la modifica della disciplina per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali attraverso una procedura accelerata e la riduzione del limite temporale massimo per il procedimento in appello, oltre che l'estensione dell'utilizzazione immediata dei beni mobili registrati a tutti i beni mobili.
Immigrazione
Il premier ha chiarito che l'Italia chiederà all'Unione europea di "farsi carico" dei costi sostenuti dalla Libia e dagli altri "Paesi rivieraschi" del nord Africa che si sono impegnati a svolgere un'azione di "vigilanza" per contrastare i flussi di immigrazione clandestina verso l'Europa. "Svolgerò un'azione molto forte verso l'Ue – ha spiegato il capo del governo - che deve caricarsi il costo di questa vigilanza che la Libia e altri Paesi rivieraschi sopportano per fare questo lavoro di vigilanza". (GovernoBerlusconi.it)
Il piano del Governo contro le mafie contiene i seguenti punti:
1. agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
2. codice delle leggi antimafia;
3. nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi;
5. nuove misure a sostegno delle vittime del racket e dell'usura;
6. mappa informatica delle organizzazioni criminali;
7. potenziamento dell'azione antimafia nel settore degli appalti;
8. nuove iniziative sul piano internazionale per contrastare la criminalità transnazionale;
9. altre norme di contrasto alla criminalità organizzata;
10. lotta al lavoro nero
Agenzia per la gestione dei benif confiscati sarà in Calabria
L'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata avra' la sua sede principale a Reggio Calabria e sara' il segnale dell'attenzione che il governo intende riservare all'estrema regione peninsulare. "Nei venti mesi di governo Berlusconi - ha sottolineato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - sono stati sequestrati alla criminalita' organizzata oltre 12 mila beni, per un valore di circa 7 miliardi di euro, e confiscati circa tremila beni per un valore di 2 miliardi di euro. A questi - ha proseguito - si aggiungono i beni sequestrati e confiscati negli anni precedenti. L'aggressione ai patrimoni mafiosi e' diventata lo strumento piu efficace di lotta alle mafie e per questo necessita di un nuovo strumento che sia immediatamente operativo". L'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati avra', tra i suoi compiti, quello di procedere al censimento dei beni sequestrati e confiscati ai clan oltre che quello di provvedere alla loro amministrazione, alla custodia e alla destinazione.
Il testo unico dei principali interventi antimafia
L'altro punto qualificante del piano messo a punto dal governo e' stato evidenziato dallo stesso presidente Berlusconi che lo ha indicato nel Testo unico dei principali interventi legislativi antimafia emanati dal 1965 ad oggi. "Si tratta - ha detto Berlusconi - di un provvedimento del quale sentivamo il bisogno e che aiutera' coloro i quali hanno il compito di combattere la criminalita' organizzata a lavorare meglio con strumenti piu' efficaci". Per quanto riguarda i nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni mafiosi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha evidenziato l'estensione a tutto il territorio nazionale dei 'Desk interforze provinciali'. "Il sistema - ha detto Maroni - prevede un tavolo Dda-forze di polizia-Dia per integrare le informazioni ed individuare i patrimoni da colpire. Questa organizzazione - ha aggiunto - tiene conto delle specificita' territoriali. L'avevamo gia' adottata in Campania, dove ha funzionato, ed intendiamo estenderla". Il piano del governo prevede anche la modifica della disciplina per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali attraverso una procedura accelerata e la riduzione del limite temporale massimo per il procedimento in appello, oltre che l'estensione dell'utilizzazione immediata dei beni mobili registrati a tutti i beni mobili.
Immigrazione
Il premier ha chiarito che l'Italia chiederà all'Unione europea di "farsi carico" dei costi sostenuti dalla Libia e dagli altri "Paesi rivieraschi" del nord Africa che si sono impegnati a svolgere un'azione di "vigilanza" per contrastare i flussi di immigrazione clandestina verso l'Europa. "Svolgerò un'azione molto forte verso l'Ue – ha spiegato il capo del governo - che deve caricarsi il costo di questa vigilanza che la Libia e altri Paesi rivieraschi sopportano per fare questo lavoro di vigilanza". (GovernoBerlusconi.it)
venerdì 29 gennaio 2010
Cosa aspetta Vendola a entrare nel Pd? Lodovico Festa
"Cosa aspetta Vendola a entrare nel Pd?".
Dice Luigi Manconi sull’Unità (29 gennaio).
Vendola, mi pare, che nel Pd sia già entrato: un po’ al modo del vecchio Breznev e dei suoi “carri” a Praga nel ‘68. (l'Occidentale)
Dice Luigi Manconi sull’Unità (29 gennaio).
Vendola, mi pare, che nel Pd sia già entrato: un po’ al modo del vecchio Breznev e dei suoi “carri” a Praga nel ‘68. (l'Occidentale)
giovedì 28 gennaio 2010
Primi risultati. Christian Rocca
Poco meno di un anno fa è iniziata la campagna scandalistica di Repubblica sulle donne di Berlusconi e sul giro di ragazze gestite da un imprenditore pugliese. Ecco i primi risultati della via gossipara al socialismo:
a) dimissioni del governatore Pd nel Lazio
b) dimissioni del sindaco Pd di Bologna
c) arresti, caos, spaccatura nel Pd in Puglia. (Camillo blog)
a) dimissioni del governatore Pd nel Lazio
b) dimissioni del sindaco Pd di Bologna
c) arresti, caos, spaccatura nel Pd in Puglia. (Camillo blog)
venerdì 22 gennaio 2010
Quelle analogie tra Bettino e il Cav. Paolo Pillitteri
Verrebbe da ridere, dopo il primo ok al processo breve, se,invece, la giustizia non facesse piangere, e, soprattutto,pensare. Intanto, alzi la mano o taccia per sempre chi non vuole il processo breve che peraltro, fu brevissimo solo per Bettino Craxi condannato dalla giustizia modello speedy Gonzales in meno di tre anni, dal primo grado all’ultimo. Ha fatto bene il Cavaliere a dare un’accelerata alle scelte sul comparto retto dal ministro Alfano, il quale ha finalmente snocciolato in Senato cifre, fatti, dati e responsabilità della catastrofe giudiziaria. Ai giustizialisti e al loro partito bisognerebbe sempre rispondere con dati inconfutabili, visto che per loro contano gli avvisi di garanzia, le accuse e le sentenze passate in giudicato, queste ultime assunte come verità storica, come oro colato. Oro falso, in non pochi casi. Tant’è vero che il Presidente della Repubblica ha invitato il recidivo Donadi (Idv) a rileggere quanto sancito a Strasburgo contro una delle due sentenze finali contro Craxi. Ma tant’è. C’è tuttavia un’altra questione che fa pensare e che, vista retrospettivamente, denota l’ennesima inquietante anomalia della giustizia all’italiana. Che, tra l’altro, accomuna Craxi e Berlusconi. In una sua intervista ad Hammamet, credo del 1996, con Bruno Vespa, il leader del Psi, già da allora, faceva notare come prima del 1992 non fosse mai stata elevata da nessun magistrato italiano l’imputazione di violazione del finanziamento pubblico che, al contrario, fu comminata successivamente a migliaia di soggetti. Il lungo silenzio della giustizia su un dato di fatto diffuso, noto al Parlamento per la falsità dei bilanci dei partiti, invasivo della economia, e che durava indisturbato dal 1945, la dice lunga sull’intero sistema Italia, attribuendo anche alla magistratura un ruolo se non di copertura certamente di silenzio e di indifferenza rispetto ad un reato che, non prima, ma dopo il 1992, divenne il paradigma della colpevolizzazione, demonizzazione e annientamento della Prima Repubblica.
Ma c’è un altro silenzio, non meno assordante, da parte dei giudici. E riguarda, come si accennava sopra, Silvio Berlusconi. Non si hanno notizie di alcuna informazione di garanzia, di nessun avviso di reato, di nessuna violazione di legge nei suoi confronti prima del 1994, prima cioè della sua discesa in campo, della sua scelta di darsi alla politica. La caccia giudiziaria al Cavaliere ha inizio dopo quella data e, fatto da non trascurare, un avviso di garanzia del Pool e di Di Pietro contro l’allora Premier viene sbattuto in prima pagina durante una conferenza mondiale a Napoli, provocando la crisi del primo governo Berlusconi. Anni e anni dopo il Cavaliere veniva prosciolto da quel reato. Poco tempo dopo quell’ingiusto avviso, Di Pietro lasciava la toga, diventava ministro in un governo Prodi, poco dopo, senatore Pds nel Mugello. Dal fatale 1994, quando Silvio sconfisse la gioiosa macchina da guerra, non si conteranno più le perquisizioni a centinaia contro le sue aziende, gli avvisi di reato nei suoi confronti, le imputazioni, le chiamate in tribunale ecc. Notiamo, en passant, che con un altro avviso di garanzia nel 2008 fu colpito e affondato il governo Prodi nella persona del ministro Mastella. Qualche anno dopo fu prosciolto anche Clemente da quel reato. Nel frattempo, il Pm De Magistris che l’aveva accusato, abbandonava la toga diventando deputato europeo per il partito di Di Pietro. E ho detto tutto... (l'Opinione)
Ma c’è un altro silenzio, non meno assordante, da parte dei giudici. E riguarda, come si accennava sopra, Silvio Berlusconi. Non si hanno notizie di alcuna informazione di garanzia, di nessun avviso di reato, di nessuna violazione di legge nei suoi confronti prima del 1994, prima cioè della sua discesa in campo, della sua scelta di darsi alla politica. La caccia giudiziaria al Cavaliere ha inizio dopo quella data e, fatto da non trascurare, un avviso di garanzia del Pool e di Di Pietro contro l’allora Premier viene sbattuto in prima pagina durante una conferenza mondiale a Napoli, provocando la crisi del primo governo Berlusconi. Anni e anni dopo il Cavaliere veniva prosciolto da quel reato. Poco tempo dopo quell’ingiusto avviso, Di Pietro lasciava la toga, diventava ministro in un governo Prodi, poco dopo, senatore Pds nel Mugello. Dal fatale 1994, quando Silvio sconfisse la gioiosa macchina da guerra, non si conteranno più le perquisizioni a centinaia contro le sue aziende, gli avvisi di reato nei suoi confronti, le imputazioni, le chiamate in tribunale ecc. Notiamo, en passant, che con un altro avviso di garanzia nel 2008 fu colpito e affondato il governo Prodi nella persona del ministro Mastella. Qualche anno dopo fu prosciolto anche Clemente da quel reato. Nel frattempo, il Pm De Magistris che l’aveva accusato, abbandonava la toga diventando deputato europeo per il partito di Di Pietro. E ho detto tutto... (l'Opinione)
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