venerdì 24 giugno 2011

Interferire è reato?

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Mi raccomando quell’emendamento. Abbiamo una banca. Frasi che isolate dal loro contesto danno l’impressione di una commistione impropria tra politica e interessi particolari, magari legittimi, come quello di un gruppo assicurativo che intende scalare un istituto bancario e di un’impresa di indubbio peso nazionale e internazionale che desidera ottenere un vantaggio attraverso una modifica legislativa. Tutto ciò, però, non è regolato da apposite leggi, come quella che riconosce e delimita la funzione delle lobby in America, e questo crea una zona grigia che può essere interpretata in modi assai controversi. Nel caso di Luigi Bisignani, la procura di Napoli considera un reato l’azione di lobbying “diretta a interferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministrazioni pubbliche, enti pubblici”.
Che cosa vuol dire “interferire”? Dare informazioni, fornire documentazione, presentare proposte è ovviamente lecito a chiunque. Ma, si dice, chi interveniva su queste materie disponeva di informazioni particolareggiate, e “conoscere e avere informazioni che altri non hanno è la premessa indispensabile per esercitare il potere”. E’ un bel principio di trasparenza, ma alla prova dei fatti non significa nulla. E’ ovvio che chi è interessato a un particolare problema, specialmente se riguarda interessi aziendali, industriali o finanziari, dispone di informazioni che non sono di pubblico dominio e anche di una capacità di pressione, se si vuole di un potere di condizionamento, diverso da quello di un comune cittadino. Partendo da questo “principio” si potrebbe incriminare chiunque agisca per sostenere interessi specifici, il che è ovviamente assurdo.
In assenza di una legislazione di merito, la discrezionalità della magistratura nell’interpretare e sanzionare, magari in modo selettivo, le attività di lobbying si estende senza limiti razionali. Converrebbe a tutti studiare una regolamentazione e un controllo di queste attività, in modo da renderle obbligatoriamente esplicite e, nel contempo, autorizzate e accettate. Altrimenti chiunque riceva informazioni atte a promuovere atti legislativi, segnalazioni per l’attribuzione di incarichi, suggerimenti su scelte di investimento pubblico, rischia di essere travolto dallo scandalismo, che è poi un modo per evitare di giudicare nel merito le decisioni politiche. (il Foglio)

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