In conseguenza di tutto ciò l’opposizione in Italia è particolarmente facile. Si ha il consenso non solo di chi è contro il governo ma anche di molti di quelli che dovrebbero sostenerlo. È facile dimostrarlo. Se c’era, e c’è, una legge sacrosanta, è quella contro l’eccesso di intercettazioni telefoniche. Ad essa era particolarmente interessato, anche per ragioni personali, Silvio Berlusconi. E tuttavia, pur essendo considerato da alcuni il proprietario della sua coalizione e pur essendo il capo della più grande maggioranza che abbia avuto un Parlamento repubblicano, non è riuscito ad ottenere quel provvedimento. Chi si è opposto? Gli italiani. Trasversalmente. Per le più varie ragioni. E soprattutto perché costituiva un cambiamento. Un altro esempio di conservatorismo fanatico è quello della magistratura. Se solo si proponesse di modificare il colore delle loro toghe, i magistrati insorgerebbero come un sol uomo contro questo attacco all’indipendenza della magistratura. Figurarsi dunque le grandi riforme. Quando un governo si intestardisce a realizzarne una, il percorso è così lungo, così travagliato, così impervio che alla fine o non se ne fa nulla oppure la legge arriva alla meta annacquata e stravolta. O i conservatori vincono, o non perdono. Queste constatazioni sono rese ancora più evidenti dai risultati di una congiuntura teoricamente imprevedibile. Dal 1943 l’Italia è spaccata fra destra e sinistra. La guerra civile che cominciò in quell’anno non ha mai avuto tregua, neanche quando i mitra non hanno più sparato. Contro Berlusconi, poi, si è avuta la più grande campagna di odio di tutti i tempi. E tuttavia, dall’autunno del 2011, abbiamo visto l’alleanza del diavolo con l’acqua santa. Una sorta di Comitato di Salute Pubblica per salvare l’Italia dal default. In queste condizioni, con una maggioranza oceanica cui si oppone una esigua minoranza moralmente e politicamente squalificata, si potrebbe pensare che il governo sia per una volta onnipotente. Finalmente una maggioranza cui nessuno può resistere, una maggioranza senza opposizione che può permettersi tutto. Ogni leader infatti sarà pronto a spiegare alla propria base che a Palazzo Chigi non c’è il nemico ma qualcuno che agisce per il bene comune. E infatti subito dopo la costituzione del nuovo esecutivo, il Parlamento, tramortito, ha lasciato passare la riforma delle pensioni. Ma i mesi che si sono impiegati per formulare la riforma del lavoro hanno dato ai partiti il tempo di riprendersi. Da quel momento, pur riconoscendo di non avere la forza di mandare a casa il governo, essi sono riusciti a ingabbiarlo. Per il lavoro prima il ministro Fornero ha detto e ripetuto fino alla nausea che “avrebbe tirato diritto”, checché dicessero i sindacati; poi ha chinato la testa; infine la riforma è stata evirata ed ha deluso sia i mercati sia gli imprenditori stranieri. E infatti non è servita a niente. Di sostanziale i famosi tecnici sono riusciti a fare solo ciò che saprebbe fare anche un bambino: aumentare le tasse sugli immobili e sulla benzina. Senza per questo evitare né l’alto livello dello spread né la più grande recessione che ricordiamo. Si vuol dare di tutto questo il torto a Monti? Neanche per sogno. Sarebbe stupido. La sua esperienza ha solo fornito la riprova del detto di Giolitti. Si potrebbe governare contro una parte degli italiani, non si può governare contro tutti. Ora si parla del meccanismo “salva-Stati”, cioè della possibilità di avere consistenti aiuti economici in cambio della nostra sovranità. E se l’Italia, per salvarsi, dovesse rinunciare ad essa, sarebbe una cosa tristissima. Ma si comprende che molti italiani non piangano: considerando l’uso che ne abbiamo fatto, forse potremmo disfarcene senza troppi rimpianti. (il Legno storto) |
Della serie: predicano bene e razzolano male. Si sono spenti poche ore fa i riflettori di un palco, quello del ‘concertone’ del 1°maggio, che ha riunito in piazza San Giovanni a Roma – a detta degli organizzatori – 500 mila persone. Come solitamente avviene ogni anno, tra artisti illustri, pogo, musica e vinello a volontà un must del concerto che celebra la Festa dei lavoratori sono gli appelli e gli slogan. Manco a dirlo, l’edizione 2012 ha avuto come temi centrali crisi, disoccupazione e morti bianche.
Niente di nuovo, considerando la natura dell’evento. Ma tra un Caparezza che rivolge il suo pensiero “agli operai sulla torre” – quelli arroccati da mesi per protesta sulla torre della stazione centrale di Milano – e a quelli che “lottano ogni giorno”, il minuto di silenzio della piazza per ricordare le persone morte sul lavoro, e una Susanna Camusso che tra un’esibizione e l’altra dichiara: Ogni occasione va sfruttata per mettere al centro i temi del lavoro. E questo pubblico di giovani è attento alle questioni del lavoro e ai problemi del paese”, c’è una nota che stona.
Il perché è presto detto. E siamo sicuri che a tutti voi che avete partecipato al ‘concertone’ strideranno le orecchie, e non per le casse a palla. Giovedì scorso un blitz dei carabinieri al cantiere del palco ha fatto venire a galla una sfilza di irregolarità da parte delle ditte che organizzano lo spettacolo: otto prescrizioni penali per mancata osservanza delle misure di tutela della sicurezza dei lavoratori, multe per 10mila euro per rapporti di lavoro irregolari, e – udite, udite – altri 43mila euro di multa sempre per infrazioni in materia di tutele sul posto di lavoro e la denuncia di sei rappresentanti delle aziende. Una roba che farebbe cascare la folta chioma riccia a Caparezza.
Ma oltre alle cifre, a sconvolgere è stata pure la giustificazione che l'organizzazione del Concerto, promosso da Cgil, Cisl e Uil ha dato: “Le irregolarità sono da considerarsi fisiologiche per un cantiere di tali dimensioni”. Fisiologiche?! Ma roba da matti. Proprio loro che glorificano la festa di tutti i lavoratori scadono in contratti irregolari, violazioni della sicurezza sul lavoro, e - come nel caso di un imprenditore di Viareggio che si è beccato una multa di 3mila euro più sospensione (temporanea) dell’attività – nell'impiego in nero di operai addetti al montaggio del palco per la festa del 1° maggio.
A ‘concertone’ finito tiriamo tutti un sospiro di sollievo, visto che è filato tutto liscio. Ma ci chiediamo cosa sarebbe successo, alla luce di quanto emerso dopo i controlli, se si fosse ripetuto quanto già successo recentemente a quei due operai morti mentre stavano allestendo i palchi per i concerti di Jovanotti e Laura Pausini… (l'Occidentale)
Niente di nuovo, considerando la natura dell’evento. Ma tra un Caparezza che rivolge il suo pensiero “agli operai sulla torre” – quelli arroccati da mesi per protesta sulla torre della stazione centrale di Milano – e a quelli che “lottano ogni giorno”, il minuto di silenzio della piazza per ricordare le persone morte sul lavoro, e una Susanna Camusso che tra un’esibizione e l’altra dichiara: Ogni occasione va sfruttata per mettere al centro i temi del lavoro. E questo pubblico di giovani è attento alle questioni del lavoro e ai problemi del paese”, c’è una nota che stona.
Il perché è presto detto. E siamo sicuri che a tutti voi che avete partecipato al ‘concertone’ strideranno le orecchie, e non per le casse a palla. Giovedì scorso un blitz dei carabinieri al cantiere del palco ha fatto venire a galla una sfilza di irregolarità da parte delle ditte che organizzano lo spettacolo: otto prescrizioni penali per mancata osservanza delle misure di tutela della sicurezza dei lavoratori, multe per 10mila euro per rapporti di lavoro irregolari, e – udite, udite – altri 43mila euro di multa sempre per infrazioni in materia di tutele sul posto di lavoro e la denuncia di sei rappresentanti delle aziende. Una roba che farebbe cascare la folta chioma riccia a Caparezza.
Ma oltre alle cifre, a sconvolgere è stata pure la giustificazione che l'organizzazione del Concerto, promosso da Cgil, Cisl e Uil ha dato: “Le irregolarità sono da considerarsi fisiologiche per un cantiere di tali dimensioni”. Fisiologiche?! Ma roba da matti. Proprio loro che glorificano la festa di tutti i lavoratori scadono in contratti irregolari, violazioni della sicurezza sul lavoro, e - come nel caso di un imprenditore di Viareggio che si è beccato una multa di 3mila euro più sospensione (temporanea) dell’attività – nell'impiego in nero di operai addetti al montaggio del palco per la festa del 1° maggio.
A ‘concertone’ finito tiriamo tutti un sospiro di sollievo, visto che è filato tutto liscio. Ma ci chiediamo cosa sarebbe successo, alla luce di quanto emerso dopo i controlli, se si fosse ripetuto quanto già successo recentemente a quei due operai morti mentre stavano allestendo i palchi per i concerti di Jovanotti e Laura Pausini… (l'Occidentale)